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L-omelija tal-Arċisqof f’Minsk, il-Belarussja


Il-Ħadd, l-1 t’Ottubru 2017: L-omelija tal-Ħadd fi knisja parrokkjali f’Minsk, f’għeluq l-Assemblea Plenarja tas-CCEE.

La domanda che il Signore Gesù rivolge ai suoi contemporanei è rivolta anche a noi, in questa domenica del tempo ordinario: “Chi dei due fratelli ha compiuto la volontà del padre?” I suoi contemporanei, gli Scribi e i Farisei, hanno risposto ‘il primo’, cioè quello che di fatto è andato a lavorare nella vigna del padre.

Questa domanda e la risposta giusta ci fanno ricordare i tanti impegni che noi abbiamo preso nella vita. Tanti impegni si prendono con il consenso di chi è interpellato. Nel matrimonio, gli sposi dicono ‘sì’ a un impegno di vita Noi sacerdoti prendiamo i nostri impegni davanti alla Chiesa durante il sacro rito dell’ordinazione sacerdotale. I politici giurano fedeltà allo stato davanti all’Assemblea. Sono tutti momenti di impegno che hanno la parola ‘sì’ come inizio di un servizio alla comunità, alla Chiesa, allo Stato.

La domanda che ci facciamo tutti noi oggi e alla quale il Signore ci invita a dare una risposta onesta, è se i tanti e diversi ‘sì’ che abbiamo detto agli impegni della vita, sono veramente ‘sì’ che si traducono nei fatti di tutti i giorni.

Il primo figlio aveva detto ‘no’, ma poi si pentii e andò. Il secondo disse ‘sì signore’ ma non andò. È ovvio che il primo fratello ha fatto la volontà del padre non perché aveva espresso l’obbedienza con le parole, ma aveva espresso l’obbedienza con la vita.

Nella seconda lettura di oggi, San Paolo ci invita a prendere come esempio per la nostra vita la stessa mentalità di Gesù. E ci parla di una mentalità di servizio ma anche di obbedienza. «Gesù», dice, «pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne il privilegio di essere come Dio. Svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fine alla morta, fino all morte della croce» (Fil 2,6).

Il Signore Gesù ha detto ‘sì’ al Padre con la sua vita. Paolo parla di una obbedienza fino alla morte, fino alla morte infame della croce. E Paolo dice «ciascuno non cerchi l’interesse proprio ma anche quello degli altri» (Fil 2,4), e ci invita con insistenza: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti, la stessa mentalità e lo stesso cuore di Cristo Gesù».

Il profeta, nella prima lettura di oggi, parla di una contabilità definittiva quando il Signore vaglia il nostro cuore e ci dà secondo quello che meritiamo. Il giusto avrà la ricompensa che merita, il malvagio anche. Ma il Signore non guarda l’apparenza, guarda il cuore. Ecco perché la sua giustizia è quella vera; ecco perché la sua giustizia è anche misericordia.

In questa domenica noi preghiamo per il dono della fedeltà, per il dono della fedeltà vissuta; che tutti i nostri ‘sì’ siano sì, che tutti i nostri ‘no’ siano no. Preghiamo per la grazia di vivere nella obbedienza a Dio fino alla morte perché la nostra speranza di gloria è Lui: Cristo è la speranza della nostra gloria, della nostra ricompensa. Il Signore ci benedica con questo dono: il saper dire ‘sì’ con il cuore, con la mente e con la vita.

✠ Charles Jude Scicluna

Arcivescovo di Malta

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